Nella grande città
 
 
Nicola Biondani _ Il Don Giovanni_ Terracotta patinata
 
 

Nicola Biondaniscultore contemporaneo

BREVI CENNI BIOGRAFICI

Nicola  Biondani nasce il 14 novembre 1976 a Mantova, ora risiede e lavora a Milano.

Nel 1998 si diploma all'istituto d'arte di Guidizzolo (MN), prosegue gli studi artistici iscrivendosi alla scuola di scultura dell'Accademia Cignaroli di Verona dove inizia a partecipare regolarmente a concorsi d'arte ed esposizioni.

Conclusi i corsi all'Accademia, nel 2002 entra come assistente nello studio dello scultore modenese Fabrizio Loschi. Nel 2004 si diploma con la lode all'Accademia con una Tesi su Adolfo Wildt e Francesco Messina. Lo stesso anno entra nei laboratori dell'ente lirico di Verona come scultore scenografo.

Nel mese di novembre 2004 inaugura il proprio studio, situato nel centro di Mantova dove inizia a lavorare come libero professionista.

 

L’ARTISTA E IL SUO LAVORO

Nicola Biondani si richiama a temi classici, rielabora figure religiose, lavora sul corpo e sulle parti che lo compongono. Le sue figure, in bronzo o terracotta, creano un mondo, creano un senso senza dover ricorrere ad artifici retorici, ma cercando di ricorrere al materiale che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi: la nostra forma, il nostro corpo. Creare è anche vedere il tempo in senso diverso dal mero scorrere cronologico. Ciò che rende artistico (volgarmente parlando) il percorso di Nicola Biondani è saper creare una nuova immagine di quel passato, di quelle forme e di quei gesti che egli osserva, al fine di produrne un'immagine che dica, esprima e crei un senso.

Nicola Biondani si crea il passato, giusto un'immagine del suo passato, con l'occhio del presente perchè sa guardare e, soprattutto, vedere ciò che lo circonda.

 

LA TECNICA

L’artista pur lavorando sia il bronzo che la terracotta, riconosce in quest’ultima la materia più adatta a manifestare la propria visione artistica.

Nicola Biondani è un’artista che studia e approfondisce ciò che plasma, per questo sovente dedica interi cicli ai soggetti che lo hanno ispirato.

Nel ciclo dei cappotti in particolare, il gesto del gioco è ciò che permette di scardinare l'effetto meccanico della riproducibilità. Il gioco è si legato alle regole, ma è anche ciò che permette di superare la mera ripetizione meccanica per tenere continuamente aperta la ferità del caso. I personaggi con il cappotto giocano con l'indumento creando un gesto rituale del gioco.

 

PRINCIPALI MOSTRE E RICONOSCIMENTI

2010

Autunno in Arte, Dialoga Arte di Gallarate presso l’Excelsior Palace Hotel di Rapallo (VA).

Concorso per il riadeguamento liturgico della Cattedrale di Acerra (NA)

Progetto di costruzione della Chiesa intitolata a Maria Immacolata ad Avellino

Realizzazione di un’installazione permanente dal titolo “Il Sarto” opera scultorea in terracotta policroma per il nuovo showroom Corneliani di Via Monte Napoleone a Milano

Realizzazione della medaglia e del timbro postale per il bicentenario della morte di Andreas Hofer

2008

Doppia personale col pittore Vittorio Bustaffa alla galleria Francoise Calcagno Art Studio di Venezia, zona Ghetto Vecchio, presentata dalla Dott.ssa Francesca Brandes

Personale al MAM, Museo di Gazzoldo degli Ippoliti (MN)

2007                             

Collettiva “La Donna” alla galleria Anna Breda Arte Contemporanea - Padova
Mostra collettiva "VoltArte" presso Palazzo Gonzaga a Volta Mantovana (MN)

Collettiva presso la Sala dei Santi Filippo e Giacomo a Vicenza e il Museo della Ceramica di Nove (VI) durante la III edizione del Festival Biblico
Palazzo Ferro-Fini a Venezia (VE)
 

2006
Vincitore al concorso "Proposta a giovani artisti 2006 organizzato dalla Fondazione Toniolo - Associazione Amici di Don Angelo Marini